La Lavatrice

Questo cortometraggio nasce da fatti di cronaca che tutti conosciamo: l’inquinamento selvaggio, la mancanza di una educazione sociale volta alla tutela dell’ambiente ed alla valorizzazione del nostro territorio.

Da diversi anni il fenomeno dell’abbandono di qualsiasi tipo di elettrodomestico o oggetto (materassi, reti da letto, mobili vari) nel mezzo delle nostre campagne, boschi e riserve naturalistiche è in forte aumento e di conseguenza sotto osservazione da parte dei mezzi d’informazione, della politica e dell’opinione pubblica. Tuttavia, i notiziari e i giornali, passano in rassegna una serie infinita di avvenimenti drammatici, che risulta difficile seguirne uno in particolare. Le redazioni devono seguire i fatti del giorno, una sorta di bollettino di guerra che consuma gli avvenimenti in maniera fin troppo veloce. Ogni nuovo dramma prende il posto di quello precedente, cancella il vecchio dalla memoria dello spettatore fino a quando queste tragedie non si ripresentano. La narrazione di questo argomento è dettata principalmente da ragioni etiche, e da considerazioni personali sul mondo dell’informazione e su quello politico: è difficile credere ancora nella logica dei media, il bombardamento continuo di tragedie, al posto di sensibilizzare l’opinione pubblica produce invece una sorta di reazione opposta. E’ difficile credere ancora nella logica della politica moderna, a prescindere degli schieramenti, perchè distante dai bisogni reali della gente. Il linguaggio cinematografico invece è evocativo nel rivelare aspetti della realtà che ci circonda, e forse anche più libero dai condizionamenti delle linee guida imposte dal mercato dell’informazione, e da quelle ideologiche sulle quali i referenti politici si battono. Le immagini proiettate nell’oscurità, così grandi e ricche di dettagli, danno l’opportunità allo spettatore di partecipare agli eventi in maniera profondamente diversa da quella offerta dalla televisione. La televisione entra nelle nostre case con prepotenza, spara contenuti di tutti generi, tra uno spot pubblicitario e l’altro, e anche se svolge una funzione culturale importante, rimane una piccola finestra virtuale sulla realtà, una copia dell’originale.